

LINEA SAN PAOLO
Tradizione, territorio e autenticità della Daunia
Che cosa ci fa un'immagine sacra sull'etichetta di una bottiglia d'olio extravergine d'oliva?
Quella figura, così severa con la sua aureola, una barba solenne, la lunga spada e un libro tra le mani, è quella di un Santo, uno dei più importanti per i cristiani e dei più noti a chi non lo è.
L'Apostolo delle Genti, così è chiamato, è ancora più importante per le popolazioni della Daunia, che lo venerano da sempre con particolare fervore, tanto che nel Cinquecento gli fu dedicato un villaggio che poi diventò la nostra cittadina in cui è cominciata l'avventura di Nodì, San Paolo di Civitate.
Il legame della nostra azienda agricola con il territorio non è soltanto geografico; il suo microclima, unico per i monti Dauni che abbracciano la pianura del Tavoliere e il respiro del mare che la culla, ci dà il privilegio di coltivare prodotti genuini e ricchi di sapore, ma non è solo questo a tenerci stretti a questa terra.
La sua anima antica, la sua sacralità, la sua storia e i suoi riti sono nel nostro D.N.A., nelle note organolettiche del nostro olio e in ogni profumo che racconta questa terra.

Ecco spiegato cosa ci fa sulla nostra etichetta San Paolo, con tanto di aureola e spada, ma i serpenti e le tarantole?

Il Gargano e la Daunia sono ricchi di storie legate a queste creature e si credeva che invocare San Paolo servisse a guarire dalle conseguenze del loro morso e liberarsi dalle loro invasioni, perché negli Atti degli Apostoli si può leggere che, quando naufragò a Malta, durante il viaggio verso Roma, fu morso da una vipera e non ne ebbe miracolosamente alcun danno.
Il santo era protagonista di un culto che si praticava nella nostra cittadina nel periodo del raccolto, nella stagione estiva, quella che vedeva i contadini più vulnerabili al morso di queste bestiole. Lo stesso avveniva nel Salento, a Galatina, culla del tarantismo.
Secondo le testimonianze, i serpenti in letargo, per lo più bisce, venivano catturati dai contadini e raccolti in una fossa situata nelle immediate vicinanze della chiesa di San Paolo. Il rito prevedeva che i cittadini introducessero una mano all'interno della fossa; il mancato morso era segno che il santo aveva disteso il suo manto sulla comunità, garantendole la sua protezione e che l'anno sarebbe stato ricco di soddisfazioni e libero da calamità.
Dove il mito incontra la tradizione contadina,
tra sacro e terra, l'anima della Daunia in ogni goccia.
Questa figura sacra, dunque, un'elegante reinterpretazione della statua seicentesca conservata nella chiesa di San Paolo di Civitate, i serpenti e le tarantole, sono le note di uno spartito che scandisce ancora i gesti dei nostri contadini. Una musica antica che risuona nel timbro inconfondibile dei nostri prodotti e rappresenta anche il sigillo della loro genuinità, a garanzia della loro origine. È anche un augurio di prosperità che vogliamo condividere con voi, che scegliete l'unicità dei sapori e dei profumi della nostra terra, portandoli sulla vostra tavola.